Neues Wiener Tagblatt - Export ortofrutta +7,6% nel primo trimestre, agrumi ko per ciclone Harry

Export ortofrutta +7,6% nel primo trimestre, agrumi ko per ciclone Harry
Export ortofrutta +7,6% nel primo trimestre, agrumi ko per ciclone Harry

Export ortofrutta +7,6% nel primo trimestre, agrumi ko per ciclone Harry

Fruitimprese, crisi Hormuz ha condizionato ultime settimane campagna mele e kiwi

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Crescono del 7,6% a valore le esportazioni italiane di ortofrutta fresca nel primo trimestre rispetto allo stesso periodo del 2025, nonostante un calo dei volumi dello 0,9% dovuto principalmente gli agrumi, falcidiati dal ciclone Harry (-12,5% in volume e - 4% in valore). Stabili le importazioni in termini di quantità (+0,5%) ma aumentano in valore (+5,9%). Sono i dati di Fruitimprese, evidenziando un saldo commerciale in lieve salita a 360 milioni di euro (+15,3%), ma con segno negativo in quantità (-4.144 tonnellate) in controtendenza con il risultato dello scorso anno. Nonostante la crisi di Hormuz, le vendite di frutta fresca salgono del 2,9% in quantità e del 11% in valore, spinte dalle vendite di kiwi. Bene anche la secca, + 13,6% in volume e +40,9% in valore. Si confermano i numeri del primo trimestre 2025 per i tuberi, ortaggi e legumi con -2% in quantità e +3,3% in valore. Passando a esaminare i prodotti più esportati, tengono le mele, le cui esportazioni salgono del 1,23% in volume e del 4,76% in valore; molto bene i kiwi con oltre 100mila tonnellate, con +17,42%; positivo anche in valore che sale del 24,37%. Tra i prodotti più importati l'ananas con tassi di crescita superiori al 10% e l'avocado con +14,21% in volume e +16,38% in valore. Secondo il presidente Marco Salvi, è un settore che continua a crescere ma con segnali di rallentamento dovuti, principalmente, alla crisi in Medio Oriente e alla chiusura dello Stretto di Hormuz che hanno condizionato pesantemente le ultime settimane della campagna di esportazione di mele e kiwi; chi esporta oltremare, infatti, sta vagliando possibili alternative, rispettivamente Brasile e Stati Uniti. Per quanto riguarda, infine, il mercato interno i consumi sono in linea con quelli dello scorso anno, interrompendo la crescita del 2025; si tratta di un primo segnale di crisi dipendente dall'aumento dei prezzi dovuto al costo del carburante che incide in modo preponderante sui bilanci delle aziende.

H.Lechner--NWT